COMUNITA' PASTORALE MARIA REGINA DELLA FAMIGLIA

 

 

Cos'è?

COMPITI E MODALITA’ DI LAVORO DEI DUE CONSIGLI
5.1. IL CONSIGLIO PASTORALE
5.1.1 Ambito di competenza: il progetto pastorale

Il consiglio pastorale ha come compiti fondamentali l’elaborazione, l’aggiornamento e l’applicazione del progetto pastorale parrocchiale (cf. cost. 143, § 3). Tale progetto attua per la concreta comunità parrocchiale le linee del piano pastorale diocesano, rappresentato da quanto stabilito nel Sinodo 47° come precisato dai programmi diocesani annuali.

Anche a livello parrocchiale sarà compito del consiglio pastorale stabilire ogni anno un programma concreto di azione pastorale, dedicando a tale incombenza già le ultime sessioni dell’anno pastorale che si sta per chiudere.

Restano evidentemente di competenza del consiglio tutte le altre questioni pastorali, non esclusi i problemi pubblici e sociali della comunità, la cui trattazione e soluzione appaiono necessarie per la vita della parrocchia. Si avrà cura, però, che le decisioni assunte siano sempre collocate all’interno del programma parrocchiale annuale.

Sarà preoccupazione del consiglio tenere costantemente presente la comunione pastorale con il decanato, così che le decisioni prese per la parrocchia si inseriscano organicamente negli orientamenti decanali, in particolare quelli assunti nell’ambito del consiglio pastorale decanale. Potranno essere utili a tal fine occasioni di incontro unitario, a livello decanale, tra i consigli pastorali parrocchiali e decanale.

Le questioni economiche della parrocchia sono di competenza del consiglio per gli affari economici (cf. can. 537), salvo quanto stabilito dal Sinodo 47° al § 2 della cost. 148, riportato sopra al punto 1.7.2, e la decisione, da prendere in accordo con il consiglio per gli affari economici, circa la quota percentuale delle entrate ordinarie da destinare ad attività caritative oltre a quanto raccolto con iniziative straordinarie (cf. cost. 331).

Il consiglio pastorale parrocchiale favorirà un rapporto attivo con il consiglio pastorale diocesano, diffondendo tra i consiglieri i documenti trasmessi dallo stesso. Quando richiesto, affronterà con grande cura le tematiche proposte a livello diocesano per la riflessione e la decisione dei consigli pastorali parrocchiali.

5.1.2 Natura dell’attività e rapporto con organismi parrocchiali (commissioni)
Il consiglio pastorale è un organo decisionale, con le precisazioni date sopra a proposito del rapporto tra presiedere e consigliare, che riprendono le chiare disposizioni della cost. 147, § 2 (cf. 1.6).
Non sono di competenza del consiglio pastorale i compiti direttamente di carattere esecutivo e organizzativo. Tali compiti spettano agli organismi e alle commissioni parrocchiali competenti, anche coordinati tra loro. Al consiglio pastorale tocca individuare, promuovere, indirizzare, animare, coordinare e verificare tali realtà, che dovranno essere adeguatamente rappresentate nel consiglio pastorale (cf. cost. 149, § 1). “Qualora, per motivi obiettivi, non fosse possibile costituire un'apposita commissione, si garantisca lo svolgimento delle attività pastorali relative da parte almeno di qualche singola persona” (cost. 149, § 2), sempre con la promozione e il coordinamento del consiglio parrocchiale.

Nell’ambito della programmazione delle proprie attività il consiglio deve prevedere anche momenti di preghiera e di riflessione, soprattutto di carattere ecclesiologico. Il consiglio in quanto tale, però, non è ambito di preghiera, di celebrazioni, di catechesi, ma deve mantenere la propria natura di soggetto responsabile delle deliberazioni pastorali della comunità. Evidentemente i membri del consiglio dovrebbero essere i primi a partecipare alle celebrazioni liturgiche e alle iniziative catechetiche e formative della comunità parrocchiale.

“Il consiglio, consapevole di non esaurire le possibilità di partecipazione corresponsabile di tutti i battezzati alla vita della parrocchia, riconosca, stimi e incoraggi le altre forme di collaborazione, in piena comunione con il parroco, per la costruzione della comunità” (cost. 147, § 5).

E' del tutto evidente che il consiglio pastorale parrocchiale non sostituisce, abolendoli, i diversi fenomeni associativi presenti e operanti nella parrocchia, ma li valorizza, li stimola e li coordina, così che ciascuno tenda, secondo i propri specifici carismi, al bene dell'intera comunità.

5.1.3 Organismi operativi
Sono il presidente, i moderatori, il segretario, le commissioni preparatorie, gli esperti.

5.1.3.1 Il presidente
Il presidente del consiglio pastorale parrocchiale è il parroco (can. 536, § 1). “Una buona presidenza richiede al parroco qualità come la disponibilità all'ascolto, la finezza nel discernimento, la pazienza nella relazione” (cost. 147, § 3).

Spetta al presidente:
a. convocare il consiglio;
b. stabilire l'ordine del giorno, in collaborazione con i moderatori;
c. rendere esecutive le delibere del consiglio pastorale, da lui approvate.

5.1.3.2 I moderatori
I moderatori sono consiglieri scelti dal consiglio pastorale, tenuto conto delle capacità di guidare un’assemblea, di essere ben accetti da tutti, di avere doti di sintesi.

E' compito dei moderatori:
a. preparare con il presidente l'ordine del giorno;
b. guidare a turno lo svolgimento delle sessioni del consiglio pastorale.

Il moderatore di turno dovrà preoccuparsi, con l’ausilio del segretario, anche della buona preparazione della sessione di competenza, coordinando in particolare il lavoro dell’eventuale commissione o delle persone incaricate di preparare gli argomenti all’ordine del giorno.
I moderatori avranno cura di affinarsi nell’esercizio della funzione loro assegnata, valorizzando anche le iniziative che a tal fine potranno essere assunte a livello diocesano.

5.1.3.3 Il segretario
Il segretario è scelto dal parroco, sentito il parere del consiglio, tra i membri del consiglio stesso oppure fuori di esso.

Spetta al segretario:
a. tenere l'elenco aggiornato dei consiglieri, trasmettere loro l'avviso di convocazione e il relativo ordine del giorno entro i termini dovuti, notare le assenze e riceverne l'eventuale giustificazione;
b. ricevere le richieste di convocazione straordinaria e le proposte per la formulazione dell'ordine del giorno;
c. collaborare con il moderatore di turno per la preparazione della sessione;
d. redigere il verbale delle riunioni e tenere aggiornato l'archivio del consiglio, da depositarsi presso l’archivio parrocchiale.

5.1.3.4 Le commissioni preparatorie
Secondo l'opportunità il consiglio pastorale parrocchiale nel suo insieme, o il parroco con i moderatori, possono costituire una o più commissioni temporanee per preparare argomenti all’ordine del giorno di varie sessioni.

Le commissioni sono costituite da consiglieri eletti dal consiglio o incaricati dal parroco e dai moderatori, oltre che eventualmente da membri di organismi parrocchiali o da fedeli incaricati per determinati settori. A esse si possono aggiungere anche degli esperti.

5.1.4. Svolgimento dei lavori
5.1.4.1. Convocazione e ordine del giorno
Il consiglio pastorale parrocchiale è convocato, in sessione ordinaria, dal parroco almeno ogni due mesi. Potrà essere convocato in sessione straordinaria dal parroco o su richiesta della maggioranza assoluta dei membri. I consiglieri che richiedono la convocazione straordinaria dovranno presentare richiesta scritta al segretario, precisando i temi da mettere all'ordine del giorno.

Convocazioni straordinarie potranno essere effettuate anche in attuazione di disposizioni diocesane, che sottopongano ai consigli pastorali determinate tematiche.

E’ opportuno che le date delle sessioni ordinarie del consiglio pastorale siano previste nel calendario parrocchiale annuale e portate a conoscenza dell’intera comunità parrocchiale.

L'ordine del giorno delle sessioni è stabilito o approvato dal parroco in collaborazione con i moderatori, tenuto conto delle richieste dei consiglieri e dei parrocchiani presentate tempestivamente al segretario.

La convocazione e l'ordine del giorno saranno comunicati almeno 8 giorni prima delle sessioni, salvo particolare urgenza. Alla convocazione andranno allegati anche eventuali documenti preparatori o quanto comunque serve per una buona predisposizione della sessione.

5.1.4.2. Svolgimento delle sessioni
Le sessioni sono pubbliche, salvo diversa indicazione del parroco con i moderatori. A esse possono assistere, senza diritto di parola, i parrocchiani che lo desiderano.

Per la validità delle sessioni è richiesta la presenza della maggioranza assoluta dei membri del consiglio.

I lavori saranno di norma introdotti da una breve relazione che illustri il tema in oggetto, a cura dell’apposita commissione o di chi ha avuto l’incarico di preparare la sessione.

Il dibattito è guidato dal moderatore che concede la facoltà di parola e stabilisce il passaggio ai successivi punti all'ordine del giorno.

Qualora la discussione di un singolo tema sia orientata a una deliberazione formale, essa potrà concludersi con il consenso unanime su una data soluzione; oppure con una votazione; oppure, in presenza di forti divergenze o di una constatata insufficienza di approfondimento dell'argomento, con un rinvio del tema a una successiva sessione.

Spetta al moderatore indire la votazione. Il voto viene espresso pubblicamente, eccetto quando si tratti di questioni personali o di elezioni. Per la validità delle deliberazioni è richiesta la maggioranza dei due terzi dei presenti o, in caso di elezioni, la maggioranza assoluta dei presenti, o, quando sia necessario eleggere più persone, la maggioranza relativa dei presenti.
Nel caso di non accettazione da parte del parroco di un parere espresso formalmente dal consiglio, si procederà secondo quanto indicato al punto 1.6.

5.1.4.3 Verbale
I verbali del consiglio, conservati in apposito registro, devono portare la sottoscrizione del parroco e del segretario del consiglio stesso e debbono essere approvati nella seduta successiva.

Ogni consigliere ha facoltà di chiedere che siano messe a verbale tutte le osservazioni che ritiene opportuno fare.

5.1.4.4. Collegamento con la comunità parrocchiale
Il consiglio pastorale parrocchiale studierà gli strumenti più idonei (inchieste, assemblee, stampa, ecc.) per mantenere vivo e sviluppare il rapporto di corresponsabilità e di rappresentatività che lo stringe alla comunità. In particolare darà opportuna pubblicità ai suoi lavori e alle sue deliberazioni attraverso il bollettino parrocchiale o altro mezzo simile.

Il rapporto con la comunità parrocchiale e con le sue articolazioni è molto importante anche in fase di istruzione di un argomento da trattare in una seguente sessione.

5.1.5 Alcune attenzioni da avere per un buon funzionamento del consiglio
Perché il consiglio pastorale possa lavorare con efficacia, vanno tenuti presenti alcuni aspetti, spesso trascurati:
- la coscienza ecclesiale: è sufficiente citare il § 3 della cost. 147: “un buon funzionamento del consiglio pastorale non può dipendere esclusivamente dai meccanismi istituzionali, ma esige una coscienza ecclesiale da parte dei suoi membri, uno stile di comunicazione fraterna e la comune convergenza sul progetto pastorale. Una buona presidenza richiede al parroco qualità come la disponibilità all'ascolto, la finezza nel discernimento, la pazienza nella relazione. La cura per il bene comune della Chiesa domanda a tutti l'attitudine al dialogo, l'argomentazione delle proposte, la familiarità con il Vangelo e con la dottrina e la disciplina ecclesiastica in genere”;
- la preparazione delle sessioni: discussioni improvvisate su argomenti non precedentemente studiati e approfonditi portano solo a perdita di tempo, a risultati deludenti e, alla lunga, ingenerano nei consiglieri un senso di inutilità;
- la moderazione delle sessioni: il consiglio pastorale, pur con la sua specificità, è un’assemblea di persone come altre. Risente, quindi, della normale dinamica del confronto tra persone e della fatica della formulazione di decisioni. Una buona e, quando serve, energica conduzione, garantita da moderatori capaci e preparati, permette di stare all’ordine del giorno, di evitare prevaricazioni, di sintetizzare quanto è emerso nella discussione, di proporre con chiarezza gli argomenti da decidere. La conduzione del consiglio non è compito del parroco, che deve riservare i propri interventi ai momenti previsti e, soprattutto, a conclusione della sessione, evitando che il consiglio diventi quasi esclusivamente un ambito di comunicazioni e avvisi;
- la continuità del lavoro: discutere ogni volta un argomento diverso senza ricondurlo al progetto parrocchiale e senza tener presente le decisioni già prese, porta a una grande discontinuità e a una sterilità nel lavoro. Anche la verifica dell’attuazione di quanto era stato deciso, senza dilungarsi in discussioni o “processi” inutili, è fondamentale affinché il consiglio pastorale possa condurre la comunità parrocchiale in un cammino realistico e progressivo;
- il rapporto con la comunità: se la comunità non si sente effettivamente rappresentata dal consiglio e se questi, a sua volta, si sente staccato da essa, è impossibile realizzare il compito specifico del consiglio di essere soggetto unitario di decisioni pastorali per una determinata comunità. Oltre alle occasioni formali di rapporto con la comunità è necessario che ciascun consigliere curi il rapporto con le realtà e le persone di cui, pur senza vincolo di mandato, è espressione.